Arrivi e Premiazioni

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3 Comments
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    Maurizio
    Posted at 10:08h, 11 Gennaio

    rivivere la corsa, guardando le foto, gli sguardi, la fatica e la gioia di percorrere un sentiero meraviglioso

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    Matteo Scarso
    Posted at 05:24h, 14 Gennaio

    È durata mesi, la mia attesa, per essere qui, in questo giorno straordinario.
    L’ho immaginato, sognato in mille modi differenti.
    Nei pressi dell’Istria, ai confini con la Slovenia, zone importanti per me, ove si fondono perfettamente, una parte delle mie innumerevoli passioni, il grande amore per il mare e la corsa in montagna, o meglio denominato, “trail”.
    Il mio mestiere, non è fare il corridore e, mai lo diventerà, ma nemmeno son colui che “lo fa” per dimostrare chissà quali prodezze.
    Nessuna sfida è presa in questione.
    Rimango il consueto nessuno nel pianeta, uno qualunque ad ogni calar del giorno, e questa veste, mi piace, mi soddisfa e fa proprio per me.
    In queste occasioni, riesco a scoprire quel “di più”, posso ricercare i miei limiti e ho l’opportunità di assaporare emozioni singolari, che diventano dentro di me nei giorni seguenti una morsa, è un nodo presente notte e giorno che agita il mio respiro.
    Incontro degli sconosciuti lungo il percorso, condivido con loro le mie fatiche, raccontandoci.
    È immenso ciò che si scatena, qui dentro.
    Con devota attenzione, la sera prima preparo lo zaino, cercando di stringere, di mettere tutto il necessario anche nella mia testa, per non farmi mancare nulla.
    Bora, è il suo nome all’appello, il magico e famoso vento che alita tra questi pendii e, forse, mi accompagnerà per svariati chilometri, magari con la pioggia, sempre in agguato, in fondo non è estate, poi ancora, il ghiaccio, la neve e, voglio essere preparato a qualsiasi imprevisto.
    “La corsa della Bora” , è la prima volta che mi ospita, ed è per me anche una nuova distanza,mai raggiunta finora, sono tanti i chilometri del tracciato, ma sono felice e sereno, sono sicuro che le mie forze avranno cura di me e, tra queste valli mi sento quasi “a casa”.
    Mi sento pronto per questa visita sul Carso, tracciata dall’amico Tommaso con le piccole bandierine bianche dell’S1 Trail, da Muggia a Sistiana, con un singolare stile, quello che mi accompagna giorno dopo giorno, un sorriso stampato nel volto.
    La sveglia presto, il caffè caldo nella stanza d’albergo, la colazione è ricca ma non esagerata.
    Voglio star leggero, per essere agile in salita, scattante nelle discese.
    Al mattino, nel piazzale di ritrovo l’asfalto è bagnato e, il mare, piatto, ci guarda dal basso, sembra attenda solo noi, col riflesso delle imbarcazioni parcheggiate al molo.
    Nella trasferta in autobus, nel brusio della cabina, un occhio è ancora mezzo chiuso e, la testa vorrebbe continuare ad assopirsi e gongolarsi, tra coperte e cuscini.
    Ecco, ho pensato, ha inizio così, la mia Bora, S1 trail.
    Parto così, per questa avventura, ignaro di cosa andavo a catturare nel mio animo.
    In breve Muggia è già alle spalle, la si vede dall’alto, mentre le luci dell’alba illuminano il nostro percorso, e le prime salite iniziano lasciar “fuggire” i competitivi, come la cavalleria.
    Una lingua umana intanto, si vede sulla cresta e, mi osservo attorno con attenzione, cerco di non perdere i dettagli, anche i meno evidenti.
    Voglio imprimere nella mente ogni particolare, perché non sarò qui nuovamente domani.
    C’è chi mi chiede di passare, o si ferma per scattare delle foto come me.
    A me piace la salita, siamo fatti l’uno per l’altra, mi chiede sempre molto ma il feeling con il mio “motore” è unico, e mi arricchisce gestire quel margine tra fatica e leggerezza, il respiro che accelera, mentre le Puma blu, vanno e, non chiedono nulla.
    Gli scenari, tolgono il fiato, vorrei portarmi a casa tutto, provo ad aprire le braccia guardandomi attorno, ma non riesco se non solamente a sognare e, vorrei soffermarmi di più, a guardare i particolari, ma devo andare, il traguardo aspetta anche me.
    Un piccolo borgo, per il primo ristoro, che ripone tutte le delizie tipiche in una vecchia casara, o frantoio.
    La mia corsa potrebbe terminare al suo interno, per la quantità di calore umano che si “palpa” e fronte a me, uno spiccato ben di Dio di ogni genere.
    Non so da dove cominciare ma nemmeno il nome di quell’uomo, che tanto gentilmente mi riempì la borraccia di tè, aveva gli occhi che ridevano e, fuori il vento freddo mi spezzava la faccia. Una musica allegra Slovena accompagna il nostro “rifocillarci” , è tutto bellissimo e, qualche lacrima, non esita a scendere, ma sono fatto così.
    Riprendo poi la mia corsa, ancora mordendo gli ultimi assaggi rimastimi tra le mani e sento ancora forti i sapori tra le labbra screpolate dal gelo della pioggia.
    La Val Rosandra è qualcosa di inimmaginabile, e continuo a scattare immagini, con la testa che va da destra a sinistra di continuo, non so dove guardare, ma i chilometri scorrono, sotto i miei piedi, che si vorrebbero già fermare.
    Alcune discese, mi vedono costretto a lasciare i più veloci di me, molto più pimpanti, ma decido di proseguire alla mia andatura, al traguardo manca sempre meno.
    Una foresta con dei cancelletti da attraversare è spettacolare e, le gocce di pioggia portate dal vento, mi inzuppano come un frollino a colazione, così accelero per rimanere caldo. Incontro, saluto, altri corridori, magari abitanti del posto, o chissà.
    La sicurezza, sempre presente e cordiale , con appresso questi cagnoloni che vorrei abbracciare per sentire un pò di tepore.
    Sistiana è sempre più vicina e, i ristori ora sono sempre meno lontani tra di loro con delle ragazze carine e gentili, che con premurosità attendono il nostro passaggio al freddo, per una tazza di tè caldo , e ripartire è sempre meno faticoso.
    Vorrei mangiare ogni cosa che ho davanti, ho così fame e sete che potrei far sparire pure il tavolo, ma mi sono prefisso di arrivare e non posso esagerare, così solo il giusto, il necessario.
    La via Napoleonica poi, che meraviglia, un balcone bellissimo sul golfo di Trieste, Miramare laggiù mi saluta, qualche nave nello sfondo, intravedo un temporale, i riflessi dell’acqua sono quadri , che appendo nella mia mente.
    A volte, mi ritrovo solo per decine di minuti, anche per mezz’ora, sperduto tra questi sentieri delimitati dalle balisette bianche, altre invece, con qualche collega di corsa e quasi vorrei aspettare, se mi sento più veloce , ma piano piano tra corsa e cammino, Porto Piccolo è alle “porte”.
    Sono stanco, i piedi sono dolenti, mi vorrei fermare , sedermi qui per ore, a guardare il mare, ore liete per sognare di volare, ma un chiarore laggiù all’orizzonte e, una fetta di cielo lascia spazio ai caldi colori del tramonto, mentre i miei ultimi chilometri stanno per terminare.
    Osservo il calar del sole con meticolosità, quasi volerlo toccare con le mani ma, l’ultima curva, le bandiere dell’arrivo, le vedo, gli ultimi metri.
    Termina la mia corsa dopo 8 ore poco più, con 56,5 chilometri registrati dal mio Garmin.
    Sono tanto stanco, ho freddo, le gambe mi chiedono riposo, ritiro la medaglia tra qualche applauso, ma tra un caffè e qualche grappa deliziosa, trovo le forze per cambiarmi gli abiti bagnati e infilarmi in quel piccolo bar dal buffo nome, sotto i portici, colmo di persone affamate.
    Il gestore con delicata maniera e accortezza, mi recupera un tavolino con la vista sul mare, e mentre tutti sono pronti per le fatidiche fotografie, il tramonto sta finalmente mostrando il suo vero aspetto.
    Non vedo l’ora di andare a vederlo da più vicino, così saluto ed esco, faccio poche centinaia di metri, zoppicando un pò per lo sforzo, ma poco lontano in una spiaggia isolata, mi siedo su di uno scoglio, a guardare quel colore così forte e denso, mi trafigge da quanto è intenso.
    Il buio, lentamente inghiotte le onde che finora mi hanno cullato nel loro gorgheggio, si fa largo nel cielo, e saluto il sole, che scompare all’orizzonte, con gli occhi colmi di lacrime, come in questo momento.
    A passo lento, torno in hotel, ripensando alla mia giornata sulle scarpe da trail, ai momenti passati di difficoltà, a quando avrei quasi mollato, a tutti quegli scorci che vorrei rivedere, a cosa e come, racconterò ai miei amici tutto questo.
    La doccia calda, si prende ciò che resta di me, per svariati minuti , per poi sprofondare tra le lenzuola, in un sonno “cosmico”, e divento parte del letto stesso per qualche ora.
    La mente, ancora immagina e rivive molto, mescolo le mie diapositive al gusto di una fresca e meritata birra, che diventa per me come nettare.
    Ho voglia di riposare, e di raccontare a chi voglio bene, cos’ho sentito, quassù, tra queste valli, la vista sul mare con le pietre aguzze del Carso sotto ai piedi, tra queste persone che mi hanno fatto sentire, uno di sempre, uno di loro.

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    Marco
    Posted at 22:59h, 14 Gennaio

    Un grosso complimenti a Matteo per la capacità di raccontarsi con parole che ogni bora-runner credo condivida. Un grazie all’organizzazione e a tutti quei volti in cui ho letto la condivisione di quel misto di follia, coraggio, entusiasmo e sofferenza che una corsa del genere rappresenta. Un grazie speciale alla signora del brodino caldo che dispensava con cura amorevole il suo toccasana contro il freddo ed il rischio di congestione. Un grazie speciale ai ragazzi di colore di Opicina che con la loro voglia di rendersi utili riuscivano a trasmettere incoraggiamento ed entusiasmo anche ai concorrenti più attardati. Un grazie anche alle crode del Carso e alle mie gambe, le prime per avermi lasciato arrivare sano e salvo dopo 8h e 13′ di massicci massaggi plantari e le seconde per non aver ceduto ai massaggi plantari medesimi. Un grosso in bocca al lupo a tutti i bora-runner e a tutti quelli che come me riescono a vivere intensamente e profondamente l’attesa, i singoli momenti e poi il ricordo di giornate come questa.

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