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IL VENTO

La Bora, il vento che dà il nome alla gara

Il vento catabatico che scolpisce il Carso e dà il nome a un’intera manifestazione.

La bora è il vento che dà il nome alla Corsa della Bora: soffia sul Carso e sul Golfo di Trieste soprattutto d’inverno, proprio nel weekend in cui si corre la gara. Questa pagina spiega cos’è, quando e quanto soffia, cosa prevede il regolamento per correre in sicurezza quando c’è, e perché è diventata il nome di un’intera manifestazione podistica.

Cos’è la bora

La bora è un vento catabatico: una massa d’aria fredda e densa di origine continentale che si accumula sull’altopiano del Carso e, quando la differenza di pressione e densità con l’aria più mite sottostante diventa sufficiente, precipita verso il mare Adriatico incanalandosi attraverso i valichi delle Alpi Dinariche. Il valico principale da cui si origina la bora che investe il Golfo di Trieste è quello di Postumia/Postojna (Slovenia), tra l’altopiano del Nanos e il massiccio dello Snežnik/Nevoso: un varco che funziona da imbuto e accelera bruscamente il flusso d’aria in discesa.

Il fenomeno è tipico dell’alto Adriatico, ma è a Trieste che raggiunge l’intensità e la notorietà maggiori: la città è stretta tra un mare relativamente caldo e un retroterra carsico elevato e freddo, con un valico aperto proprio sul golfo. Il nome deriva da Borea, il vento del nord della mitologia greca. È un vento discontinuo, non un flusso costante: soffia a raffiche (in dialetto triestino “refoli”) più o meno intense, con uno strato d’aria fredda relativamente sottile, tra 400 e 800 metri — motivo per cui, in certi punti, il cielo può restare sereno sopra la bora mentre a terra il vento è già molto forte.

Quando e quanto soffia

La bora è un fenomeno prevalentemente invernale, anche se può manifestarsi in altre stagioni. Un proverbio istriano ne descrive bene la durata tipica: “Tre giorni la nassi, tre giorni la cressi, tre giorni la crepa” — nasce, cresce, si esaurisce in cicli di circa tre giorni.

Sui dieci anni di statistiche meteo raccolte dall’organizzazione per le edizioni della Corsa della Bora (pagina Meteo), il weekend di gara — sempre a gennaio — si è diviso storicamente tra bora (55% delle edizioni) e scirocco, il vento caldo-umido da sud-est (45%): un dato che conferma quanto il periodo scelto per la gara sia strutturalmente esposto al fenomeno, senza che questo significhi bora garantita ogni anno.

Le stazioni meteo di Trieste hanno registrato nel tempo raffiche tra le più violente del Mediterraneo, con letture che variano secondo l’anemometro e la sua esposizione: 171 km/h nel 1954 all’Istituto Talassografico — la raffica che ruppe lo strumento di misura, tuttora citata come il record “storico” più noto; 188 km/h il 10 marzo 2010 (anemometro dell’Istituto Nautico); 182,88 km/h l’11 febbraio 2012 (anemometro ISMAR, molo Fratelli Bandiera). Non esiste un unico “record ufficiale” super partes: la misura dipende da dove e con quale strumento si registra, e il dato del 1954 resta il più citato per la sua notorietà storica.

Il dato di gara verificato è quello dell’edizione 2021 della Corsa della Bora, disputata in piena bora: 130 km/h di raffica, con temperatura tra 0° e 6° e percepita sotto lo zero — l’unico valore che l’organizzazione dichiara per una propria edizione, pubblicato nella pagina Meteo.

Correre con la bora: esperienza e sicurezza in gara

Le pagine delle singole distanze raccontano la bora come parte dell’esperienza, non come un ostacolo nascosto. Il testo pubblicato della S1 TransKarst Ultra la descrive così: “Qui la Bora si sente come territorio vero: più ampia, più intensa, più ‘da raccontare’ quando arrivi.” Sul tratto dell’anello del Monte Ermada, comune a più distanze, il testo della S1 Half Trail parla di “tratti in cresta dove la bora soffia libera e lo sguardo spazia dalle Alpi Giulie all’Istria” — nelle giornate di bora limpida, la stessa aria che rende la corsa più dura regala anche la visibilità migliore.

La sicurezza non è affidata al racconto, ma al Regolamento ufficiale. L’art. 7 Equipaggiamento prevede che ogni concorrente abbia con sé, per l’intera durata della gara, il materiale obbligatorio indicato nella pagina della propria distanza — con l’indicazione esplicita di non scegliere gli indumenti più leggeri possibili, ma un abbigliamento che offra adeguata protezione in montagna contro condizioni avverse (freddo, vento, pioggia battente e neve). Per le distanze più lunghe ed esposte il materiale obbligatorio comprende coperta termica, guanti, berretto, giacca a vento, pantaloni e maglia a manica lunga, lampada frontale: non un dettaglio formale, ma la dotazione minima per attraversare i tratti più esposti del Carso in sicurezza.

L’art. 24 Condizioni eccezionali stabilisce che l’organizzazione si riserva il diritto di modificare in qualunque momento percorsi, orari di partenza, barriere orarie e posizione di checkpoint e ristori; in caso di forza maggiore o condizioni che possano compromettere la sicurezza dei partecipanti può inoltre posticipare la partenza, adattare l’itinerario, annullare o interrompere una gara già iniziata.

La bora nella Corsa della Bora

“S1” nel nome di ogni distanza (S1 Borin, S1 Half Trail, S1 TransKarst Ultra…) sta per Sentiero 1, il sentiero CAI che la gara ripercorre in buona parte del tracciato — così lo definisce lo stesso Regolamento ufficiale. “Bora” non è un’aggiunta decorativa: è il vento che, come dichiara la home page del sito, “scolpisce il Carso, che ti spinge o ti ferma, che rende ogni metro diverso dal precedente”. Il motto che accompagna il racconto del Sentiero Rilke — presente nel testo di tutte e 7 le pagine gara — è “essere qui è meraviglioso”, ripreso dalle Elegie Duinesi di Rainer Maria Rilke, il poeta che soggiornò al Castello di Duino su queste stesse coste esposte alla bora: lo stesso vento che rende la gara più dura è parte di ciò che, secondo l’organizzazione, rende “meraviglioso” essere lì.

Due punti del tracciato risultano oggettivamente più esposti alla bora, incrociando le descrizioni di gara pubblicate con fonti esterne indipendenti. In Val Rosandra/Dolina Glinščice, al km 13,2 (ristoro Bagnoli della Rosandra/Boljunec) — tratto comune a S1 Trieste Ultra e S1 Bora Ultra — si trova la Sella della Bora, il punto della provincia di Trieste dove il vento raggiunge le velocità massime: le due gare notturne attraversano quindi, nelle prime ore di corsa, uno dei tratti più esposti in assoluto dell’intero territorio. Il secondo tratto è l’anello del Monte Ermada, percorso dalla S1 Half Trail (lo stesso settore è condiviso, senza descrizione altrettanto dettagliata, da Borderless e TransKarst) — descritto nel testo pubblicato come tratto con “cresta dove la bora soffia libera”.

Il castello di San Servolo/Socerb sopra la Val Rosandra
Il castello di San Servolo/Socerb, sul ciglione della Val Rosandra: da qui, alla Sella della Bora, il vento raggiunge le velocità più alte della provincia di Trieste

La Corsa della Bora è arrivata nel 2027 alla sua 12ª edizione: ogni anno i tracciati vengono rinnovati, ma il vento resta l’unico elemento costante da un’edizione all’altra.

Curiosità culturali

I meteorologi distinguono due tipi di bora. La bora chiara (anticiclonica) è associata a cielo sereno, aria molto secca e visibilità eccezionale, causata da un anticiclone ben strutturato sull’Europa centro-orientale. La bora scura (ciclonica) porta invece cielo coperto, pioggia o neve, quando l’aria fredda scorre sotto masse d’aria più umide e instabili portate da una depressione sull’Adriatico. La differenza non è di intensità ma di condizioni al contorno: la bora, come massa d’aria, ha uno spessore di poche centinaia di metri, per cui sopra di essa il cielo può restare sereno oppure essere coperto da nubi di scirocco.

Non esiste una “scala della bora” specifica riconosciuta a livello internazionale: l’intensità del vento si misura con la scala Beaufort standard, la stessa usata per qualsiasi vento. A livello locale, la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia emette avvisi di vento forte con livelli di allerta a codice colore (giallo, arancione, rosso) quando le previsioni indicano condizioni di rischio.

A Trieste esiste una via intitolata proprio al vento: secondo lo storico locale Antonio Tribel (1884), la strada prese il nome perché la bora, quando soffia, “impedisce ai pedoni il transito più per questa contrada che per qualsiasi altra” — il vento si incanala tra le mura strette della via aumentando la propria intensità. La via è oggi tappa dell’Itinerario della Bora del progetto TriesteMetro. Nei punti della città più esposti, in passato venivano fissate alle pareti delle case corde o maniglioni di ferro a cui i pedoni potevano aggrapparsi per continuare il cammino contro il vento — una misura pratica diventata parte dell’immaginario cittadino della bora. Trieste ospita inoltre il Museo della Bora — Il Magazzino dei Venti, inaugurato nel 2004, cresciuto negli anni in un museo diffuso con nuovi spazi a Opicina/Opčine.

Nel dizionario del dialetto triestino “borin” indica proprio una bora leggera, una folata breve — una coincidenza semantica curiosa con il nome della distanza più corta della gara, la S1 Borin (4 km), anche se nessuna fonte consultata dichiara esplicitamente questa origine per il nome della gara: la si segnala come curiosità, non come fatto confermato.

Per il dettaglio completo, vincolante, di materiale obbligatorio e clausole di sicurezza per ogni distanza: pagina Regolamento. Per la cronologia meteo edizione per edizione: pagina Meteo.

Scopri i sentieri del Carso dove soffia la bora →