Il muro di Barcola
Nella seconda parte della notte, la S1 Trieste Ultra e la S1 Bora Ultra scendono al mare a Barcola, passano davanti ai Topolini e poi girano in su. Da lì all’altopiano ci sono meno di due chilometri in orizzontale e più di duecento metri in verticale: il CAI 009 sale verso Contovello, e nel tratto alto si sovrappone al Sentiero dei Pescatori, Ribiška pot.

È una delle salite che in gara si ricordano. Vale la pena sapere chi la faceva prima di noi, e con cosa in testa.
Il pesce saliva a piedi
La parte più dura del mestiere era delle donne. Gli uomini uscivano in mare — a Cedas, sotto Contovello, c’era il loro approdo. Le donne scendevano al mattino, a volte anche in trenta, compravano il pesce sulla riva e lo riportavano su: ceste in testa, su per le scale di pietra fra i terrazzamenti, per andarlo a vendere a Trieste e sull’altopiano, e anche oltre il confine.
Non era un’eccezione né un episodio: era il lavoro, tutti i giorni, con il carico in equilibrio e le mani libere. Chi oggi sale lì con i bastoncini e due gel in tasca sta facendo la versione facile di quel tragitto.
Dove si va a vedere
La storia della pesca slovena di questa costa — le barche monossili, le reti, le fotografie delle donne con le ceste — sta al Museo della pesca del Litorale triestino, a Santa Croce, sopra il tratto che la gara percorre. È a poche centinaia di metri dal percorso, ed è aperto tutto l’anno.
Contovello
Sul nome del paese non c’è una risposta sola: si discute fra una radice romanza e una slava. Quello che si vede, invece, è chiaro: case attaccate al ciglione, vigne a terrazza, il golfo davanti e l’altopiano dietro. Da lassù, di notte, in gara si vedono le luci di Trieste da una parte e il buio del Carso dall’altra.
Una precisazione sul nome
Oggi il nome «Sentiero dei Pescatori», Ribiška pot, indica un percorso preciso: quello che da Aurisina scende al porticciolo e alla spiaggia di Canovella degli Zoppoli. Lo dice la pubblicazione ufficiale della Riserva della Biosfera di Miramare, che lo distingue dal Sentiero Natura, il CAI n. 9, l’antico cammino lastricato che dallo stagno di Contovello scende verso Grignano. Due nomi diversi per due sentieri diversi: su questo non c’è discussione.
Ma il nome di oggi non dice chi usava quei sentieri ieri. L’Ente di Decentramento Regionale di Trieste, descrivendo l’itinerario Cedas–Contovello–Miramare, chiama la discesa da Strada Berda «sentiero dei pescatori (Sentiero Natura – n. 9 CAI)», antico tracciato delle genti del Carso usato soprattutto durante le battute di pesca del tonno, con le vedette in alto che segnalavano i branchi. Il Catalogo del patrimonio culturale della Regione Friuli Venezia Giulia, parlando di Contovello e del litorale sottostante, scrive di «numerosi sentieri cosiddetti dei pescatori» che, fra muri a secco e pastini, collegavano il paese alla costa. La Società Alpina delle Giulie, nel descrivere la discesa da Contovello verso Barcola, parla di un «percorso di pescatori da poco riscoperto» che scende fino al porticciolo di Cedas, l’approdo dei pescatori di Contovello, di cui il Museo della pesca del Litorale triestino conserva la memoria.
In breve: Ribiška pot, come nome proprio, è il sentiero Aurisina–Canovella; il Sentiero Natura è il CAI 9 di Contovello. Ma i sentieri dei pescatori, storicamente, erano una rete, al plurale, e le scalinate che da Contovello scendono al mare ne facevano parte. È di quelle che parla questo articolo.