
S1 Bora Ultra 116 km




Novità 2027! Percorso nuovo!
La S1 Bora Ultra Trail è la versione completa della Bora: lunga, varia e strutturata come un viaggio in due atti, prima la notte e poi il giorno, con sensazioni che cambiano radicalmente ma si incastrano in un’unica storia. È adatta a chi vuole un’ultra con identità e non monotono, a chi sa gestire due fasi diverse senza andare in crisi e cerca un ricordo forte, non solo una prestazione. Se vuoi sentirti davvero “dentro” la Corsa della Bora, questa è la gara che te la racconta tutta, fino in fondo. A metà gara puoi fermarti e classificarti sulla Trieste Ultra!
📍 Logistica
🧳 Servizio guardaroba
🚧 Cancelli, ristori e controlli
- 🥤🍴🍲 ⏱️🚧 Bagnoli, km 13,2 22.00
- 🥤🍴 ⏱️🚧 Basovizza, km 25,7 01.30
- 🥤🍴 ⏱️🚧 Obelisco, km 35,3 03.30
- 🥤🍴 ⏱️🚧 Contovello, km 47 05.56
- 🥤🍴🍲 ⏱️🚧 PortoPiccolo — Base Vita, km 61,1 07.00
- 🥤🍴 ⏱️ Medeazza, km 71
- 🥤🍴 ⏱️🚧 Sela Na Krasu, km 88,5 14.45
- 🥤🍴 ⏱️🚧 San Pelagio, km 101,7 17.00
- 🥤🍴 ⏱️🚧 Santa Croce, km 107 18.30
🎒 Materiale obbligatorio
- Cibo e acqua necessari per correre per 15 km
- Bicchiere personale o tazza per bere ai ristori
- Lampada frontale e ricarica
- Pantalone e maglia a manica lunga, o combinazione che in caso di bisogno copra interamente braccia e gambe
- Coperta termica (foglio isotermico di emergenza)
- Guanti, berretto e giacca
- Telefono cellulare + powerbank
🚌 Navette
💶 Quote di iscrizione
- € 116 fino al 1 giugno
- € 130 fino al 1 settembre
- € 150 fino al 1 novembre
- € 170 fino al 15 dicembre
- € 190 fino al 9 gennaio
🏅 Premiazioni
TEMPI MASSIMI DI GARA? TANTO O POCO?
Il Carso è difficile da correre: fondo sassoso, frequenti cambi di direzione, piccoli dislivelli e praticamente mai un tratto davvero piano. Per chi vuole correre sempre, questo si traduce in un impegno costante: variano spesso ritmo, traiettoria e appoggio.
Per chi cammina, invece, il dislivello relativamente contenuto aiuta a mantenere una buona progressione. I tempi massimi previsti per tutte le distanze sono ampi e permettono una percorrenza a passo escursionistico veloce.
La noia non c’è mai, né per i veloci né per i lenti: pur senza grandi dislivelli, i percorsi tengono la testa sempre impegnata — tra terreno tecnico e panorami che cambiano di continuo, se hai dubbi o vuoi altre info contattaci!
Parte 1 — La Notte
La prima parte è quella che ti entra in testa: si parte nel buio e la gara diventa subito concentrazione, gestione del freddo e dei pensieri, ritmo regolare e attenzione sul sentiero. È il tratto in cui impari a stare bene “da solo” anche se attorno hai altri atleti: frontale, respiro, silenzio, e la sensazione di attraversare una città che si spegne e una natura che si accende. Se ami l’ultra come esperienza mentale, qui ti sentirai a casa.
Trieste: La Partenza dal Cuore Mitteleuropeo
Tutto inizia nel cuore di Trieste/Trst, in prima serata, quando la città è ancora vibrante di vita e i locali dei caffè storici emanano quell’atmosfera che rende Trieste unica al mondo. Perché Trieste è, prima di ogni altra cosa, un crocevia: italiana, slava, germanica, ebraica, greca — un melting pot dove per secoli culture diverse si sono mescolate e arricchite a vicenda, lasciando un’impronta che si legge nelle architetture, nei cognomi, nei sapori, nelle lingue che ancora si intrecciano per le vie del centro. Qui Joyce scrisse l’Ulisse nei caffè di via San Nicolò, Svevo inventò la coscienza di Zeno, Saba tenne la sua libreria in via San Nicolò — una città dove la letteratura non è patrimonio da museo ma aria che si respira.
Il primo chilometro a velocità controllata attraversa le vie del centro storico — Piazza Unità d’Italia, i palazzi asburgici, le luci che si riflettono sull’acqua del Canal Grande — in un prologo urbano che nessun’altra gara trail può vantare. Trieste non è solo la partenza: è il primo, indimenticabile tratto di percorso.
Logistica semplificata: Spazio riscaldato alla partenza, deposito borse sulla linea di start e ritiro pettorali direttamente a Trieste. Nessun trasferimento necessario: si arriva, si corre, e il viaggio comincia.
La Salita Notturna: Trieste ai Piedi, le Stelle Sopra
Lasciato il centro, si allunga il passo lungo i viali ottocenteschi e ci si inerpica nei parchi urbani che fanno di Trieste una delle città più verdi d’Italia — una particolarità che sorprende chi la conosce solo come città di mare. Si attraversa il Parco del Ferdinandeo, si sale tra le colline che formano l’anfiteatro naturale su cui la città è adagiata, e il rapporto tra Trieste e la natura si rivela in tutta la sua forza: il mare davanti, il Carso alle spalle, il cielo sopra, e in mezzo una città che non ha mai smesso di essere selvatica.
Salendo, Trieste si distende sotto i piedi in un meraviglioso disegno di luci che si riflettono sul mare — un presepe luminoso che si allarga ad ogni metro di dislivello guadagnato, con il Faro della Vittoria e il molo Audace a fare da punti cardinali nel buio. Nelle notti limpide d’inverno, oltre la distesa di luci, si indovinano le sagome innevate delle Alpi Giulie — e si capisce perché chi vive qui dica che a Trieste il mare e la montagna sono la stessa cosa.
La Val Rosandra di Notte: I Sensi Si Risvegliano
Raggiunto il costone carsico, si scende nella Val Rosandra/Dolina Glinščice: una valle selvaggia, l’unica in Italia con un torrente che scorre in superficie sul Carso, incastonata in una riserva naturale che custodisce un concentrato di biodiversità raro per le sue dimensioni. Pareti verticali di calcare bianco si innalzano fino a trecento metri di altezza — le stesse pareti dove negli anni Trenta Emilio Comici, il leggendario alpinista triestino pioniere del sesto grado, si allenava prima delle sue imprese dolomitiche. Comici vedeva nella Val Rosandra una palestra naturale perfetta, e ancora oggi gli arrampicatori locali risalgono quelle vie che portano il suo nome.
D’inverno la valle assume un carattere ancora più intenso: il torrente è gonfio, l’aria è pungente, il ghiaccio si forma sulle rocce e i sentieri tecnici che la percorrono di notte diventano sfidanti in un modo che mette alla prova concentrazione e piede sicuro. Ci si concentra sui propri sensi — i rumori dell’acqua che scorre tra le rocce, il profumo della terra umida, il freddo dell’aria invernale sulla pelle — mettendosi alla prova con il buio e con sé stessi.
La Base Vita di Bagnoli: Pizza Calda nel Cuore della Notte
La leggendaria base vita presso la Comunella di Bagnoli della Rosandra/Boljunec si trasforma in un grande ristoro dove attendono pizze calde servite proprio all’ora di cena. Un momento di ristoro e condivisione nel cuore della gara, dove il calore del forno e quello delle persone si fondono in un’energia che ricarica gambe e spirito.
Il Nuovo Percorso Panoramico: Basovizza e il Sentiero delle Origini
Da Basovizza/Bazovica, il vecchio tratto monotono delle edizioni passate è stato sostituito da un percorso spettacolare che riprende il Sentiero CAI 1 in direzione Sistiana — lo stesso tracciato delle primissime edizioni della Corsa della Bora, un ritorno alle origini che ha il sapore di una riscoperta. Si corre con Trieste ai piedi — un tappeto di luci che pulsa nella notte — e l’Adriatico che riflette la luna all’orizzonte.
Il percorso è interamente affacciato: a destra la città illuminata scende verso il mare, a sinistra nelle notti limpide d’inverno si stagliano i profili innevati del Monte Nevoso, del Tricorno e delle Alpi Giulie, così nitidi che sembrano a un passo. È il tratto dove il rapporto tra Trieste, il Carso e le montagne si percepisce con la potenza di un colpo al petto — la stessa emozione che spinse i fondatori della Corsa della Bora a scegliere proprio questo sentiero per la prima edizione.
Dall’Obelisco di Opicina al Castello di Miramare: Il Golfo di Notte
Si raggiunge l’Obelisco di Opicina/Opčine, storico punto panoramico sulla terrazza carsica da cui si domina l’intero Golfo. Da qui non si percorre la celebre Strada Napoleonica — la passeggiata panoramica voluta nel 1821 per collegare Opicina a Prosecco, un balcone di sei chilometri sospeso tra il ciglione carsico e il mare che è una delle passeggiate più belle d’Europa — ma se ne imbocca un breve tratto, quanto basta per assaporarne la vertigine, prima di lanciarsi in discesa attraverso il Bosco del Bovedo.
Il Bovedo è una macchia fitta e scoscesa di lecci, ornielli e carpini che precipita dal ciglione carsico verso il mare in un salto di quasi trecento metri: un bosco verticale, umido e silenzioso, dove la luce delle frontali si perde tra i tronchi e il rumore del vento in quota lascia il posto al gocciolio dell’umidità tra le foglie. La discesa è rapida e ripida, e deposita i corridori sul lungomare di Barcola/Barkovlje — la spiaggia dei triestini, deserta e surreale nella notte.
Si corre verso il Castello di Miramare risalendo per la Scalinata di Sissi — la monumentale scalinata in pietra che l’imperatrice Elisabetta d’Austria percorreva per raggiungere il parco del castello dai sentieri costieri. Sissi amava profondamente Trieste e Miramare: vi soggiornava regolarmente, cercando nel mare e nella natura quel rifugio dalla rigidità della corte viennese che era il filo conduttore della sua vita inquieta. Il castello degli Asburgo, voluto dall’arciduca Massimiliano e dalla principessa Carlotta del Belgio, è una visione fiabesca nel buio, con le sue torri bianche illuminate che sembrano galleggiare tra mare e cielo.
La Risalita di Contovello: Pietra, Vigne e Profumo di Mare
Da Miramare si risale verso Contovello/Kontovel — gioiello di case in pietra carsica arroccate sulla scogliera, circondato dai terrazzamenti di vite dove nasce il leggendario vino del Carso. Qui la terra è così avara e il vento così forte che ogni grappolo è una conquista — e il risultato è un vino di carattere che non ha eguali.
Queste colline scoscese tra Contovello e Prosecco sono la culla del vino più famoso del mondo: il villaggio di Prosecco, a pochi chilometri da qui, ha dato il nome all’omonimo vino prima che la produzione si spostasse in Veneto. Ma il Carso triestino ha mantenuto un’identità vinicola tutta sua, concentrata su vitigni autoctoni che altrove non esistono: la Vitovska, bianco minerale e sapido che sa di pietra carsica e brezza marina; la Malvasia Istriana, profumata e rotonda; la Glera, il vitigno originale del Prosecco che qui cresce ancora sulle sue terre d’origine. Vini di terroir estremo, figli della bora, del sole e di una terra rossa ricchissima di ferro che ricopre appena la roccia calcarea.
La risalita tra le vie strette del borgo, con il profumo del mare che si mescola a quello della pietra riscaldata, è uno dei passaggi più intimi e suggestivi dell’intera gara. Si corre tra muri di pietra a secco che delimitano vigne centenarie, con il Golfo che si allarga alle spalle ad ogni metro di quota guadagnata.
Il Finale Notturno: Sentiero della Salvia, Vedetta Weiss e la Costa dei Barbari
Da Santa Croce si imbocca il Sentiero Tiziana Weiss, detto anche Sentiero della Salvia per le distese di salvia selvatica che profumano l’aria e crescono rigogliose tra i sassi del Carso. Il sentiero è intitolato a Tiziana Weiss, giovane alpinista triestina che perse la vita a soli ventisei anni nel 1978 durante la discesa dalle Pale di San Martino — una vita breve ma luminosa, consacrata alla montagna e alla natura, il cui spirito sopravvive in questo sentiero sospeso tra cielo e mare.
Si incrocia il Sentiero dei Pescatori — uno dei più antichi sentieri del Carso, dove i pescatori sloveni di Aurisina/Nabrežina scendevano con i loro zoppoli verso il porticciolo di Canovella degli Zoppoli/Pri Čupah — e si raggiunge la Vedetta Weiss, terrazza panoramica in pietra a 159 metri sul livello del mare. Ai piedi della vedetta si nasconde un bunker, testimonianza silenziosa dell’organizzazione Gladio che qui ebbe un “nascondiglio” tra il 1963 e il 1970.
Questo tratto viene percorso di notte, arrivando da Contovello. Si percepisce l’aria frizzante del mare nell’aria scura, i riflessi delle luci di Trieste e delle barche nel Golfo sostituiscono il panorama diurno. La Costa dei Barbari al buio è un passaggio ancestrale, dove il rumore del mare sotto i piedi è l’unica bussola. La picchiata finale verso il Bora Village di PortoPiccolo segna la fine della prima metà di gara.
Base Vita — PortoPiccolo (km 61,1)
La base vita è il punto in cui la gara cambia faccia: arrivi con la notte nelle gambe e hai l’occasione di resettare, mangiare e bere con calma, sistemarti e ripartire con una testa nuova. È anche un passaggio chiave per la strategia: qui capisci davvero come stai e quanto margine hai. Se decidi di fermarti, puoi comunque chiudere la tua prova e classificarti sulla Trieste Ultra: la Bora Ultra nasce proprio per dare un’esperienza completa, ma anche una scelta intelligente lungo il percorso.
Parte 2 — Il Giorno
La seconda parte è la ricompensa: con la luce del giorno tutto cambia, l’energia si riaccende e la Bora diventa più “panoramica” e narrativa, come un lungo attraversamento. È il tratto in cui la fatica resta, ma la percezione migliora: senti il vento, vedi lontano e ti giochi la vera arte dell’ultra, cioè continuare bene. Se hai gestito la notte con lucidità, qui puoi correre davvero e arrivare al finale con la sensazione di aver vissuto due gare in una.
La Risalita dall’Alba: PortoPiccolo e le Falesie Bianche
I concorrenti affrontano questa salita dopo la base vita notturna di PortoPiccolo, con le gambe della prima metà di gara ma lo spirito rinnovato da docce calde e un pasto completo. Al buio o alle prime luci dell’alba, la salita dalle falesie assume una dimensione completamente diversa.
Le falesie bianche si ergono nella luce del primo mattino: le stesse del giorno prima, ma diverse — come sempre quando si è stanchi e ancora in piedi. La salita è la stessa, il mare è uguale. Cambia chi la scala.
Il Sentiero Rilke: Terrazza di Poesia sull’Adriatico
Il Sentiero Rilke in piena luce mattutina. Dopo il buio della Val Rosandra e le strade di Trieste nella notte, il bianco delle falesie e il blu dell’Adriatico hanno una violenza cromatica a cui è difficile abituarsi. Due chilometri dove la stanchezza diventa paesaggio, e il paesaggio diventa carburante per le gambe che vengono dopo.
Il Borgo di Duino: Tra il Castello e la Pizza delle Cravatte Rosse
Duino/Devin, il castello, la Dama Bianca nella roccia: ci si passa davanti per la seconda volta, ma stavolta in piena luce e con le gambe della notte. Il ristoro delle Cravatte Rosse — pizza calda, volontari che ti riconoscono — è uno di quei momenti che si ricordano quando si racconta la Bora Ultra.
Il Monte Ermada: Dove il Carso Diventa Montagna
Il Monte Ermada — Grmada in sloveno, 323 metri — si ripresenta con la stessa dolcezza della salita, gli stessi boschi di pini e faggi, gli stessi panorami. A km 65+ della Bora Ultra, questo altopiano ha un sapore diverso: non è la scoperta, è la conferma. Chi arriva qui sa già di poter finire.
Il Bivio di Medeazza: Dove i Percorsi si Separano
Oltre il Monte Ermada, il territorio si apre in un suggestivo tratto di landa carsica punteggiata di vigne terrazzate, doline e muretti a secco, fino a raggiungere Medeazza/Medjavas — borgo di case in pietra dove il Carso italiano guarda verso la Slovenia.
Qui i percorsi si dividono: è il bivio più affascinante della Corsa della Bora, dove un ramo si dirige verso i sentieri di confine e il borgo di San Pelagio/Šempolaj, mentre l’altro abbandona l’Italia per addentrarsi in Slovenia, attraversando Jamiano/Jamlje e Doberdò/Doberdob lungo sentieri quasi inesplorati. Dopo il ristoro di Medeazza — dove l’energia dei volontari è già un premio — ogni corridore imbocca il proprio cammino verso il cuore più selvaggio del Carso.
Oltre il Confine: La Slovenia nella Luce del Giorno
Da Medeazza/Medjavas la seconda parte della gara lascia l’Italia per attraversare il confine sloveno e addentrarsi nel cuore più selvaggio del Carso/Kras. Dopo la notte e la base vita, questo è il tratto dove la luce del giorno cambia tutto: i sentieri abbandonati, le fortificazioni della Grande Guerra, il Lago di Doberdò che appare e scompare — dettagli che al buio sarebbero invisibili e che ora si rivelano con una forza che ricarica gambe e spirito. È trail running di confine nella sua forma più autentica.
Oltre il Confine: Jamiano, Doberdò e i Sentieri Dimenticati
Da Medeazza/Medjavas si attraversa il confine sloveno per addentrarsi nel cuore più selvaggio del Carso/Kras. Si raggiunge l’abitato di Jamiano/Jamlje — piccolo paese di confine dove i vecchi cartelli della Guerra Fredda testimoniano la divisione di un territorio che per secoli fu un unico mondo.
Una salita porta sul sentiero 79 e poi su piccoli sentieri abbandonati, riscoperti dalla Corsa della Bora nelle ultime edizioni. Tratti quasi inesplorati tra campi, resti di fortificazioni della Prima Guerra Mondiale e panorami che tolgono il fiato: dalle cime si vedono contemporaneamente il mare Adriatico, il Lago di Doberdò/Doberdob — specchio d’acqua carsico che appare e scompare seguendo i capricci dell’idrologia sotterranea — e le montagne innevate delle Alpi Giulie. Mare, lago e montagne si fondono in un unico orizzonte che riassume l’anima di confine di queste terre.
Da Sella Zolla si ridiscende verso il fondovalle per poi risalire in Italia e raggiungere il Parco della Grande Guerra Lupinc, dove la memoria e la natura si intrecciano in uno dei luoghi più suggestivi del Carso triestino.
Il Parco della Grande Guerra Lupinc: Memoria tra Trincee e Pietra Viva
Nel cuore del Carso triestino, circondato dai vigneti del borgo di Prepotto/Praprot, si entra nel Parco Lupinc Škaljunk — museo all’aperto creato da Danilo Lupinc sul proprio terreno in occasione del centenario della Grande Guerra. Un luogo dove la memoria si intreccia con la natura e la pietra racconta storie di un secolo fa.
Il sentiero attraversa trincee restaurate, scavate nella roccia calcarea dai prigionieri di guerra russi al servizio dell’esercito austroungarico. Una placca in pietra è dedicata al nonno di Danilo, Anton Terčon, caduto nel 1916, e a quei prigionieri che qui trovarono fatica, freddo e una terra lontana da casa. Le casette in pietra lungo il percorso erano i ripari dal sole e dal maltempo dei pastori di inizio Novecento — un Carso dove la vita quotidiana e la guerra si intrecciavano senza soluzione di continuità.
Si attraversa la suggestiva Grotta Lesa — una cavità naturale la cui volta è crollata creando una dolina magica, una radura incantata raggiungibile attraverso un arco di pietra naturale che sembra scolpito da un gigante. I prigionieri russi vi trovavano rifugio dopo le giornate di scavo; oggi la luce filtra dall’alto tra le pareti di roccia creando un’atmosfera sospesa nel tempo. Una scalinata in legno ricavata nella roccia conduce fuori dalla grotta e riporta tra i vigneti.
Qui il Carso mostra il suo volto più autentico: storia e natura indissolubili, dove le cicatrici della guerra sono state rimarginate dal verde dei boschi e dal lavoro paziente di chi questa terra la coltiva ancora.
La Discesa verso Santa Croce: Il Mare Ritrovato
Lasciato il Parco Lupinc, il percorso inizia la sua discesa verso il mare. È una sezione che toglie il fiato — letteralmente e metaforicamente — perché il terreno si inclina verso l’Adriatico e l’orizzonte si spalanca con una violenza di bellezza a cui è impossibile abituarsi.
Si corre verso Santa Croce/Križ — pittoresco borgo carsico di strette stradine in pietra e case arroccate sulla scogliera, un tempo villaggio di pescatori sloveni che dalla costa risalivano lungo il Sentiero della Salvia per raggiungere le vedette da cui avvistare i banchi di tonni nel Golfo. Il Museo della Pesca di Santa Croce racconta questa tradizione millenaria, dove la mattanza dei tonni era un rito collettivo a cui partecipava l’intero paese — uomini, donne e bambini — perché da quei pesci dipendeva la sopravvivenza della comunità.
Gli ultimi chilometri affacciati sul mare regalano una vista che spazia dalla costa slovena alla laguna di Grado, con Trieste che si distende in lontananza lungo il suo golfo. Il sole illumina le falesie bianche, il blu dell’acqua e il verde scuro dei pini marittimi in un quadro che nessuna fotografia riesce davvero a restituire.
Due Volte: Lo Stesso Tratto, Due Mondi Diversi
Gli ultimi 6 km vengono percorsi per la seconda volta, ma in pieno giorno — una particolarità affascinante che regala due esperienze radicalmente diverse dello stesso tratto. La prima volta avvolti nel silenzio della notte; la seconda godendo di ogni dettaglio del paesaggio.
Il Finale Diurno: Sentiero della Salvia, Vedetta Weiss e la Costa dei Barbari
Quest’anno, dal borgo di Santa Croce/Križ, tutti i percorsi della Corsa della Bora che nelle passate edizioni si dividevano ora confluiscono in un unico, spettacolare tratto finale lungo i sentieri che uniscono Santa Croce a PortoPiccolo. Per i concorrenti della Bora Ultra è il momento della rivelazione: lo stesso sentiero percorso nel buio poche ore prima ora si mostra in tutta la sua bellezza.
Si corre in piano, sopraelevati rispetto al mare, su una terrazza naturale che regala una vista totale sul Golfo di Trieste: da Punta Salvore all’Istria, dal Castello di Miramare alla laguna di Grado, con le sfumature infinite del rosso sommacco, il bianco luccicante della pietra carsica e il verde scuro dei cespugli di ginepro. Nelle giornate di bora limpida l’atmosfera è talmente trasparente che lo sguardo si perde oltre l’orizzonte.
Il percorso prosegue tra vigne, landa carsica e boschi di pini e faggi fino a raggiungere il Villaggio di Borgo San Mauro — e da qui, dopo tanti anni, la discesa finale verso PortoPiccolo passa nuovamente dalla rocciosa Costa dei Barbari: falesie a picco sull’acqua cristallina, insenature di ciottoli bianchi e la vegetazione che d’estate è profumata della macchia mediterranea e d’inverno lascia il posto al salmastro che accompagna gli ultimi passi prima del traguardo.
La picchiata finale verso il Bora Village di PortoPiccolo chiude il cerchio: si è partiti da Trieste nella notte, si è attraversato il Carso in tutta la sua vastità — città, montagna, confine, Slovenia e ritorno — e al mare si ritorna, con due gare nelle gambe e una storia che non si dimentica.
Non trovi la traccia GPS?
Usa la nostra mappa interattiva (e, quando disponibili, quelle di ITRA): offrono una rappresentazione precisa al centimetro del percorso, non scaricabile ma più che sufficiente per disegnare i tuoi giri di ricognizione.
Pubblichiamo spesso anelli e sezioni proprio per consentirti di provare il tracciato in autonomia prima dell’evento.
Per evitare incongruenze e garantire che tutti usino la versione più aggiornata, la traccia GPX ufficiale viene rilasciata una sola volta, nella settimana che precede la gara. In passato molti scaricavano una traccia molti mesi prima e poi non seguivano più gli aggiornamenti: con eventuali lavori, deviazioni o passaggi temporaneamente non praticabili, rischiavano di usare un file non allineato al balisaggio. Ecco perché oggi distribuiamo il GPX solo a ridosso dell’evento.
Nel frattempo ti consigliamo di:
- visualizzare online le tracce degli anni precedenti, utili per allenamenti e sopralluoghi.
- consultare la mappa interattiva per pianificare le ricognizioni;
- controllare la nostra pagina Facebook e gli articoli sul sito per aggiornamenti e giri di ricognizione;
A Trieste non si può mai sapere.
Un anno in maniche corte a bere birra in riva al mare dopo la gara. L’anno dopo imbacuccati fino ai denti. Il meteo cambia, il divertimento resta. Guarda le statistiche di 10 edizioni e decidi all’ultimo momento come vestirti.
PortoPiccolo — Bora Village
Partenza e arrivo di tutte le gare. Il Bora Village di PortoPiccolo è la base dell’evento: una struttura completamente coperta e riscaldata affacciata sul Golfo di Trieste, dove trovi tutto quello che serve prima, durante e dopo la gara.
Un unico luogo per pettorali, expo, docce, ristorazione e premiazioni — senza spostamenti, senza dispersioni. Arrivi, corri, festeggi.
Alloggio
Appartamento o hotel: prenota in autonomia oppure direttamente dal tuo profilo runner. Alla Corsa della Bora puoi dividere l’appartamento con altri runner — ci pensiamo noi ad abbinare i coinquilini.
PortoPiccolo e Sistiana offrono soluzioni a pochi passi dalla partenza. Trieste è a 20 minuti di bus.
Navette
Navette dedicate sia in andata che in ritorno, da Trieste Stazione Centrale al Bora Village e viceversa. Ogni distanza ha i suoi orari — controlla la pagina della tua gara.
Il Bora Village si trova anche sulla linea bus regolare Aeroporto–Trieste: puoi raggiungerlo con i mezzi pubblici senza navetta.
Arrivare a Trieste
Il Bora Village è in posizione strategica: a due minuti dall’uscita autostradale, a 15 minuti dalla Stazione Centrale di Trieste, a 20 minuti dall’Aeroporto del Friuli Venezia Giulia.
In auto, in treno, in bus o in aereo — Trieste è più vicina di quanto pensi. Da Lubiana sono 90 minuti, da Venezia meno di due ore.
PortoPiccolo, Sistiana · Duino-Aurisina (TS) · 2 min dall’autostrada A4 · 45.7633° N, 13.6350° E
🩺 Certificato medico: competitive e non competitive
✅ Senza certificato medico
🚧 Solo con certificato medico
- NON sei cittadino italiano e
- NON fai parte di un club sportivo italiano riconosciuto dal CONI


















































