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L’Ermada, la montagna che ha fermato dodici battaglie

    Il cuore di quattro gare

    Dopo Medeazza il percorso sale sull’Ermada, e da lì in poi la Corsa della Bora cambia faccia. La S1 Half ci gira intorno — l’anello del Monte Ermada è il cuore dei suoi 23 chilometri, dopo il ristoro di Medeazza al chilometro 10,1. La S1 Borderless ne prende il crinale, nel settore transfrontaliero fra Medeazza e San Pelagio. La TransKarst tira dritto verso Jamiano, la Quota 208 e il sentiero di confine del Kremenjak, e scende nel Carso sloveno. La Family Hike ne tocca le pendici basse e rientra da Visogliano.

    Una trincea della Grande Guerra sul Monte Ermada, fra il sommacco rosso e il bosco
    Una trincea sull’anello dell’Ermada, richiusa dal bosco e dal sommacco.

    Quattro gare su sette passano di qui. È il pezzo di percorso in cui il paesaggio è ancora quello di un secolo fa, solo rimarginato dal verde.

    Perché gli italiani non sono passati

    Nella Grande Guerra l’Ermada era l’ultimo ostacolo prima di Trieste. Gli austro-ungarici ne fecero un osservatorio d’artiglieria e una barriera: la linea difensiva viene fortificata a settembre 1916, dopo la sesta battaglia dell’Isonzo, con osservatori corazzati in cemento armato sul crinale e sulla linea parallela del Monte Cocco.

    Per dodici battaglie dell’Isonzo quella barriera ha tenuto. Non perché ci fossero più uomini — gli italiani erano molti di più — ma per come era fatta la montagna: calcare pieno di grotte, e le grotte si possono trasformare in caserme.

    Le caverne

    Subito dietro la cima ci sono due cavità enormi: la Grotta del Monte Ermada, chiamata anche Grotta dell’Ospedale, e la Grofova jama, sul versante sloveno. Erano ricoveri capaci di tenere al riparo centinaia di uomini mentre sopra cadeva l’artiglieria. Poco distante c’è la Grotta del Motore, che il nome lo dice da sé: ci stava il gruppo elettrogeno.

    Oggi quelle grotte fanno parte del museo all’aperto dell’Ermada, un percorso transfrontaliero che sta dentro il Cammino della Pace. In gara non si entra: si passa sopra, fra doline, trincee e pini, e la maggior parte di chi corre non sa di averci camminato sul tetto.

    Il nome

    Grmada, in sloveno, vuol dire catasta, rogo. La spiegazione che si dà di solito è che queste alture servissero ad accendere i fuochi di segnalazione quando arrivavano le incursioni ottomane: si vedevano da lontano, e chi li vedeva scappava o si chiudeva nel tabor. Una montagna che è stata un segnale di allarme prima ancora di diventare una fortezza.