Un sentiero che porta il nome di un dio
Dopo Duino, il percorso della Corsa della Bora imbocca il CAI 001a. Sulle mappe si chiama Sentiero del Mitreo, e ci passano cinque gare su sette: la S1 Family Hike & Trail, la S1 Half, la Borderless, la TransKarst e la Bora Ultra. La Borin resta sotto, la Trieste Ultra è già finita a PortoPiccolo.

Il nome non è decorativo. Poco distante, in una dolina stretta sulle pendici del Monte Ermada, all’altezza di San Giovanni di Duino e a poca distanza dalle risorgive del Timavo, c’è una grotta che duemila anni fa era un tempio.
Cosa c’era dentro
La cavità è stata riaperta nel 1963 da alcuni speleologi della Società Alpina delle Giulie. Era piena di pietrame fino alla volta: sotto due metri di detrito sono venuti fuori materiali romani — un pilastrino iscritto incompleto, frammenti di bassorilievi, cocci, molte lucerne, tegole e 98 monete, parecchie ormai illeggibili. E un blocco di pietra squadrato di circa mezzo metro per lato, con ogni probabilità l’altare dei sacrifici.
Due rilievi in calcare mostrano un giovane che sacrifica un toro al dio Sole: è la scena fissa del culto di Mitra, la tauroctonia. Il materiale è finito al museo di Aquileia.
Perché conta
I mitrei si conoscono a decine in tutto l’impero, ma erano quasi sempre stanze costruite: cantine, ambienti interrati, sotterranei artificiali che imitavano la grotta. Quello di Duino è l’unico in Europa ricavato in una cavità naturale. Non una scenografia di grotta: una grotta.
Il culto arrivava dall’oriente ed era iniziatico: si entrava per gradi, si mangiava insieme al buio, non c’erano templi sulla piazza. Sul confine orientale dell’impero, a due passi dalle sorgenti del Timavo, era la religione di chi stava di guarnigione.
Passandoci sopra
In gara non si vede: la grotta sta in una dolina fuori traccia, chiusa, e si visita solo con le visite guidate. Del Mitreo, correndo, resta il nome sul cartello del sentiero — e il fatto che duemila anni fa qualcuno saliva quassù al buio per gli stessi motivi per cui ci saliamo noi: perché quello che conta succede fuori dalla città.